Enti privati di formazione professionale. Con noi al potere, faremo piazza pulita

denaro finanziamenti

Difficile spiegare lo scritto autocelebrativo dei direttori degli enti privati di formazione professionale (in allegato) se non con il terrore di perdere i 50 milioni di euro che la Provincia assegna annualmente loro. Difficile anche comprenderne il senso, se non quello di denigrare chi si sta impegnando per riportare la situazione alla ragionevolezza.

A parte la citazione di interventi legislativi che non hanno nulla a che vedere con la presenza o meno degli enti privati (assolvimento dell’obbligo, qualifiche triennali, quarti anni, alternanza scuola lavoro, alta formazione professionale), nonostante l’accorato tentativo di difesa del loro personale giocattolo, non si capisce affatto per quale ragione la Provincia dovrebbe perseverare nel mantenere ingombranti carrozzoni.

Per intenderci con un esempio, con circa 2200 studenti (grazie al finanziamento da quasi 22 milioni) qualche ente può concedersi il lusso di mantenere 2 dirigenti (con un costo da 155 a 160mila euro annui) e ben 8 direttori (con un costo da 56 a 91mila euro annui). Ognuno può confrontare questi dati con quelli della scuola pubblica e trarre le proprie conclusioni.

Anche il riferimento al 20% di ragazzi che “sceglierebbero” la formazione professionale è incomprensibile. Forse gli enti pensano che se la formazione professionale fosse pubblica cambierebbero strada? Di certo togliendo di mezzo (caso unico in Italia) l’istruzione professionale di Stato, la Provincia ha reso ai privati un favore enorme, lasciandoli senza concorrenza.

Quanto all’Alto Adige, il confronto è semplice e lineare (e di nuovo sfugge il senso della critica): la formazione professionale di base lì è interamente pubblica e il tasso di disoccupazione giovanile l’8,8% contro il 24,2% trentino. Con ciò non si possono di certo assegnare colpe, ma non è nemmeno elegante attribuirsi meriti. Circa gli esiti occupazionali dei percorsi proposti dalle singole istituzioni formative, proprio il M5s ha inserito nella legge 5/2006 l’obbligo di rilevarli e renderli noti. Attendiamo di conoscerne gli effetti.

Esilarante e per certi versi ipocrita il richiamo al personale. Nessuno nel M5s ha mai dubitato dell’impegno e della dedizione dei lavoratori. Sono stati invece proprio gli enti ad aver imposto un contratto di lavoro (quello nazionale) totalmente svincolato dalle tanto decantate peculiarità del sistema trentino che demansiona i docenti trasformandoli in formatori.

In compenso gli esiti dei test INVALSI sono chiusi nei cassetti e rimane arduo trovare sul sito internet di qualcuno degli enti i bilanci che la legge imporrebbe fossero pubblicati.

Il M5s quindi non lancia nessuna sfida. Semplicemente, come scritto nel suo programma elettorale, quando ne avrà la possibilità, farà piazza pulita del sistema degli enti privati finanziati al 100% dalla Provincia Autonoma di Trento, restituendo anche dignità a quei docenti che oggi assomigliano molto a lavoratori a cottimo.


Lettera direttori enti privati di formazione professionale

La lettera dei direttori Enti Formativi pubblicata dal quotidiano L’Adige in data 8 ottobre 2017


formazione professionale piazza pulita

La nostra risposta pubblicata dal quotidiano L’Adige in data 10 ottobre 2017


DETTAGLI DELL’INIZIATIVA

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