La superiorità trentina smontata dall’Istat

Quanto ci viene fornito dall’Istat (crescita dello 0,5 per cento, inferiore persino al valore nazionale) è l’ennesima ragione per prendere con le pinze i dati della Provincia da un lato e i magnificenti proclami del Presidente Rossi dall’altro. Già in passato avevamo segnalato in Aula l’abitudine della Provincia di comunicare previsioni sulla crescita economica del Trentino, che poi la realtà puntualmente ridimensionava.

Peraltro le percezioni di chi si confronta quotidianamente coi cittadini già avevano portato a dubitare di certe avventate affermazioni. Pochi giorni fa venivano resi noti i dati Eurostat, secondo i quali il 23,5 per cento della popolazione trentina è a rischio povertà, e anche l’Arcivescovo Tisi non ha perso occasione di bollare le sparate sulla ripresa economica come “fake news”.

Uno alla volta i miti della presunta superiorità trentina stanno miseramente franando (ci sovviene ad esempio quello della moralità, archiviato fin dal 2014 con la nota vicenda dei 96 milioni di euro di anticipo sui vitalizi). Oggi si conferma che anche dal punto di vista della crescita economica il Trentino, secondo l’Istat, non rappresenta più l’avanguardia.

Crediamo che sia giunto il momento di cambiare radicalmente i modelli che, replicati negli anni con la connivenza di qualche sindacalista, hanno dimostrato di non funzionare e hanno portato la nostra terra nelle secche.

Tanto per citare qualcuna delle iniziative che reputiamo indispensabili per rimettere in asse il Trentino, serve una radicale riforma del sistema fiscale locale, con l’eliminazione dell’Irap, dell’assurda tassa di soggiorno e una rimodulazione dell’addizionale regionale. Serve un ripensamento del sistema degli incentivi alle imprese oggi costosi e inefficaci. Serve impegnarsi per risolvere il problema del credito, che questa Giunta ha completamente trascurato, dimenticandosi vieppiù della sua banca nata per sostenere gli investimenti (Mediocredito) e finendo col puntare su strumenti opachi come il Fondo strategico, che nei fatti è servito solo a garantire ulteriori risorse a beneficio di chi ne aveva già ricevute in passato. Tutto ciò mentre le Casse Rurali rischiano di veder svanire la loro autonomia e il loro legame con il territorio, sacrificati sull’altare della ragion di stato e degli ordini di scuderia.

Per guardare lontano, alle nuove generazioni, serve un taglio netto nel mondo della scuola: questa deve riappropriarsi del suo ruolo naturale di ascensore sociale e di motore di sviluppo. Serve ridarle dignità e sfrondarla di tutti gli orpelli (riforma dopo riforma, progetto dopo progetto) con cui i partiti l’hanno zavorrata.

Istat Trentino Eurostat Mediocredito

Corriere del Trentino, 20 febbraio 2018


DETTAGLI DELL’INIZIATIVA

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