Nuovo Ospedale Trentino, ancora nessun responsabile?

L’assessore alla salute Ugo Rossi affiancato dai dirigenti De Col e Ferrario e dal direttore dell’azienda sanitaria Flor ha ripercorso le tappe che hanno portato all’appalto del Not: la scelta di realizzare un nuovo ospedale, il modello di finanziamento del project financing per accelerare i tempi, il nuovo modello organizzativo”. Questo riportavano le cronache del 3 luglio 2013. Chissà cosa avranno da raccontare oggi gli stessi personaggi di quella che da farsa sta drammaticamente assumendo i connotati della tragedia per i malcapitati cittadini!

La vicenda del Nuovo ospedale trentino, da realizzare per sostituire il “malato terminale” di largo Medaglie d’Oro (definizione del luglio 2013), ovunque nel mondo avrebbe portato alla cacciata di chi ne ha avuto la regia.

Per anni si è insistito sul Santa Chiara al capolinea (“obsoleto, inadeguato, inaccessibile”) per convincere i trentini della necessità di una struttura nuova di zecca.

Poi si è passati alla spiegazione delle proprietà taumaturgiche del metodo di finanziamento tramite project financing (1,7 miliardi), ovvero lo strumento perfetto per lasciare gli oneri al pubblico e garantire i profitti al privato. Il project financing è stato presentato come la soluzione geniale “per accelerare i tempi e responsabilizzare i vincitori”, naturalmente grazie alla immancabile consulenza di Cassa del Trentino.

Le certezze della Provincia, dei suoi dirigenti e dei suoi consulenti si infrangono di fronte alla magistratura, anche se la sentenza del 2013 viene accolta da Ugo Rossi e da Donata Borgonovo Re “come una mezza vittoria”. I due cercano di “ridimensionare gli effetti negativi della dichiarata illegittimità della commissione” facendoci credere che non sia successo praticamente nulla.

Le affermazioni e le prese di posizione si sprecano: “la scelta più diseconomica ora è rifare il bando” (Borgonovo Re, 19 dicembre 2013). “La procedura resta in piedi permettendo ora di aggiudicare l’appalto “con un ritardo di alcuni mesi”, prevedeva sempre il lungimirante assessore (17 dicembre 2013). Infatti la Provincia nel 2016 revoca il bando 2011 e riparte con una nuova procedura.

Con poche mosse in realtà ci si rimangia tutto. Mai dietrofront fu più repentino: via il progetto, via il project financing e via anche la collocazione al Desert. Infatti l’idea di nuovo ospedale, tanto decantata nel 2013, solo due anni dopo “ha bisogno di essere aggiornata e adeguata ai progressi tecnologici”. Non solo, per il neo assessore Zeni non ci sono dubbi: il Not va fatto a Mattarello, “tutti pro e un solo contro al trasloco”.

Il 19 febbraio 2015 è Ugo Rossi a rassicurare: per il nuovo bando “ci vorrà ancora un mese”, naturalmente dopo una nuova consulenza da parte di Cassa del Trentino che, immaginiamo, avrà integralmente smentito quella di 4 anni prima.

Oggi tutto riparte da zero, anzi dai quasi 2 miliardi che i trentini rischiano di dover sborsare per un progetto dichiarato già vecchio dai suoi stessi estensori.

Si parla sempre di Autonomia come di assunzione di responsabilità. Chi si assume la responsabilità di tutto ciò?


DETTAGLI DELL’INIZIATIVA

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