Riconferma di Bordon: altre regioni avrebbero prudentemente evitato

bordon apss

In un Trentino in cui ormai nessuno si assume responsabilità alcuna dei disastri, era scontata la riconferma del direttore APSS dr. Bordon ma poteva non esserlo. I problemi sanitari che avrebbe dovuto risolvere sono rimasti tali. L’organizzazione territoriale è ulteriormente peggiorata con le difficoltà, che sembrano insuperabili, della sostituzione dei medici di base. Il dr Bordon non ha mostrato avere idee chiare e nemmeno la raccolta firma della gente e le lamentele dei sindaci sono servite a qualcosa.

L’agonia della protonterapia continua e i costi di questo fallimento sono a carico della collettività. Il contagio per malaria avvenuto durante il ricovero all’Ospedale S. Chiara è un macigno di cui si attendono i provvedimenti giudiziari. In modo incauto il dr Bordon ha sempre dichiarato che le procedure erano state corrette. L’organizzazione dei punti nascita è in stato confusionale: quello di Cavalese rasenta ormai la fake news e il percorso della gravidanza fisiologica non può risolvere il problema della chiusura delle sale parto.
In un sistema sanitario tra i più costosi d’Italia con uno tra i direttori più pagati d’Italia siamo arrivati a sopravvivere con automediche a prestito e a far partorire a bordo strada.

Tutto ciò dimostra le difficoltà operative del direttore, aggravate dalla recente vicenda di sospetta corruzione ai danni dell’APSS. In qualsiasi altra regione questi dati circostanziali avrebbero supportato una riflessione invece che una immediata riconferma da parte della Giunta provinciale.

Bordon Azienda Sanitaria APSS

L’Adige, 4 febbraio 2018


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