Sanità trentina: uno sfacelo senza responsabili?

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L’inchiesta di cui si è avuto oggi notizia dimostra una volta in più che la Sanità trentina necessita di pulizia morale. L’assessore, il direttore generale e i suoi collaboratori sono abili nel presentare strutture e innovazioni organizzative con doti di autoreferenzialità, omettendo volutamente quello che è stato già realizzato in altre regioni.

L’ultimo esempio è il percorso nascite che segue le partorienti con gravidanza fisiologica. A questo riguardo si è tenuto un convegno esaltante la settimana scorsa, in cui si è evitato di riconoscere che altrove esiste da anni, e in Trentino la sua istituzione è stata obbligata dalla chiusura dei punti nascita di Tione ed Arco, così come dalla mancata apertura di quello di Cavalese.

Sugli eventi che hanno coinvolto la responsabile della CUE sarebbe stato opportuno un immediato chiarimento aziendale su dati di facile acquisizione, ma tutto è caduto in un incomprensibile silenzio. È altresì noto il costosissimo fallimento della Protonterapia, sul cui futuro senza via di uscita l’assessore non dice nulla. Le decine di migliaia di trentini che si rivolgono ad altri ospedali extra-provinciali, non trovando cure adeguate in Trentino, costituiscono, insieme alle liste di attesa, la prova di sofferenza e disagio per il malfunzionamento del sistema.

Grande confusione vige sull’organizzazione dei punti nascita con l’incognita di Cavalese e la diminuzione dei parti a Cles con pericolo che la deroga del numero al di sotto di 500 possa venir meno. Senza dimenticare il futuribile NOT e la terribile vicenda della malaria contratta al Santa Chiara. Sarebbe tempo che finalmente qualcuno si assumesse la responsabilità di questo sfacelo.


DETTAGLI DELL’INIZIATIVA

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